11 Luglio Milano - Battle for Paenumbra I



Il settore 3 SAVIUS è caduto. Le legioni traditrici controllano tutto il settore e i principali punti strategici. Unico baluardo delle forze lealiste è la possente quanto preziosa città formicaio Paenumbra I. Molti eroi dell'imperium sfidano il fuoco di sbarramento dei rinnegati per portare soccorso alla città assediata. Quale sarà la sua sorte? In fondo all'articolo troverete tutte le foto!!!

BATTLE REPORT
Resoconto della Seconda Battaglia per Paenumbra I, settore Savius, estratto dal registratore neurale del Lord Inquisitore Alexander Magnus, Ordo Xenos, Primo Consigliere Tattico del Governatore Planetario di Faaris IV Marcus Sarus Navarre:

*** Cod. 148/r3, accensione registratore neurale, soggetto registrato Lord Inquisitore Alexander Magnus, Ordo Xenos. Registratore neurale online ***

Tempo, ultima, forse unica, preziosissima risorsa. Penso a quanto tempo è stato perso e a quanto ce ne servirebbe, ora che ne abbiamo così poco a disposizione. Il vano di trasporto della cannoniera Vendetta è malamente illuminato, i possenti ruggiti dei suoi rotori gravitazionali mi impediscono di ragionare con ponderazione. Accanto a me ci sono sei uomini, sei soldati tra i più fedeli e determinati dell’Imperium dell’Uomo. Cavalleggeri degli Squadroni della Morte di Krieg.
Il sergente Kayn Molossian sta recitando con voce sommessa i catechismi imperiali per l’imminente battaglia, i suoi uomini fanno lo stesso. Riesco a udire il loro mantra ripetuto nonostante il frastuono dei motori. Un'altra cannoniera ci segue in coda, trasportando le cavalcature ciberneticamente migliorate degli uomini al mio fianco. Questo, e questo soltanto, è il contributo bellico che ho potuto raggruppare per la difesa di Paenumbra I. Due cannoniere, sei soldati e sei cavalli. Oltre, ovviamente, a me stesso. Che l’Imperatore ci protegga.
Rimugino su tutti coloro che per i più svariati motivi non ho potuto portare con me. Il mio seguito, assegnato alla supervisione tattica presso il Governatore Planetario Navarre, non ha potuto accompagnarmi, qualcuno doveva restare nella capitale in mia assenza. Uno dei miei più fidati compagni d’arme, il Confratello Capitano Artemis della Guarnigione della Morte, è impegnato nell’epurazione di una nutrita banda di Orki presso una colonia del settore Mecadon. Il leale Colonnello Konrad Von Lieber ha il compito di stabilire delle teste di ponte e di liberare la strada alle truppe imperiali sul confine tra i settori Mineris e Savius; per venire incontro alle mie richieste, si è privato di due cannoniere e della migliore squadra di cavalleggeri del suo reggimento. Un gesto che non dimenticherò.
Il mio sguardo indugia sull’arma appoggiata alla panca metallica dove sono seduto. Un Malleus Demonicus, che il mio collega, e amico, l’Inquisitore Fabius Maximus dell’Ordo Malleus, ha voluto che portassi con me in questa battaglia. Le rune di protezione incise lungo il manico e la testa del martello rilucono debolmente, quasi fossero vive. Un simile oggetto non potrà che essermi di grandissima utilità contro la feccia del Warp che dovrò affrontare.
La cannoniera diminuisce di velocità, il brusco decelerare mi fa saltare lo stomaco in gola. Ho dato ordini al pilota di forzare i motori fino al limite massimo. Devo arrivare al più presto al formicaio di Paenumbra I. Il tempo continua a diminuire, e ne abbiamo ancora un disperato bisogno.

*** Registrazione neurale interrotta manualmente. Registratore neurale in standby, periodo trascorso dallo spegnimento 3 ore, 12 minuti, 41 secondi ***

I motori del Testudo della Southern Legion rombano sommessamente al minimo dei giri. I cingoli piegano arbusti e sbriciolano pietre nella lenta avanzata verso la linea difensiva approntata fuori dalla mura del formicaio. Da un portello laterale, scorgo gli imponenti bastioni di Paenumbra I: soldati della Guardia Imperiali sono asserragliati sui camminamenti, controllano le armi delle postazioni difensive, scrutano nella perpetua oscurità in cerca di qualche traccia del nemico. Accanto a loro, che l’Imperatore possa perdonarmi, alcune squadre di Eldar e di Tau sono affaccendate in qualche strano rituale preliminare alla battaglia. Essere costretto a tollerare la loro presenza sul campo dal nostro lato del fronte sfida la mia pazienza. Essere stato costretto a chiedere e accettare il loro aiuto per difendere il formicaio mina la mia integrità e incrina il mio animo. Che l’Imperatore mi perdoni, non ho avuto il tempo di organizzare qualcosa di meglio, ho dovuto sfruttare tutte le risorse a mia disposizione. Ciò comunque non giustifica le mie scelte, per le quali sono certo che pagherò il dovuto scotto. La dannazione non è mai immediata, si conquista a piccoli passi, e sono certo che questo sia uno di essi.
All’interno del Testudo, i cinque Terminator della Southern Legion stanno terminando le preghiere di protezione per il loro equipaggiamento. La loro presenza è rassicurante e inquietante al tempo stesso. Essere seduto accanto ai più possenti soldati dell’Imperium mi fa capire quanto io sia fortunato ad averli al mio fianco, ma mi fa anche capire che se uno di loro volesse, potrebbe spezzarmi il collo con una mano sola.
Il sergente Cassius si volta verso di me prima di indossare l’elmo potenziato segnato da centinaia di battaglie. Mi fa un cenno con il capo. Niente parole, niente discorsi. Solo un piccolo cenno, nulla di più.
Il Testudo aumenta la velocità. Il terreno sconnesso fa sobbalzare il corazzato, mai come però le scosse causate da ciò che avanza alle nostre spalle. Il Deus Machina Imperator Vult, Titano di Classe Warhound, una torreggiante macchina alta quanto le mura di cinta del formicaio, se non di più. Ogni suo passo è come un colpo di artiglieria pesante sparato direttamente nel terreno, il continuo vibrare del mezzo su cui mi trovo mette a repentaglio l’integrità del mio apparato uditivo.
Improvvisamente, al di fuori del Testudo si scatena l’inferno. Distinguo distintamente il crepitio delle armi laser della Guardia Imperiale e il tuonare delle cannonate dei corazzati a difesa del cancello d’ingresso del formicaio. Anche il nostro mezzo apre il fuoco, luminose tracce laser sfrecciano dai nostri cannoni laterali all’indirizzo di un nemico per me al momento invisibile.
Io e i Terminator siamo seraficamente seduti ai nostri posti, silenziosi guerrieri chiusi in una gabbia di ceramite e plastacciaio in attesa che qualcuno apra i portelli. Lo stato di calma riflessiva che riesco a raggiungere in questi momenti rende merito al detto “la quiete prima delle tempesta”.
Ripasso mentalmente le principali tecniche di combattimento in campo aperto, conscio che molto presto mi troverò ad affrontare il nemico in prima linea. La presenza del Malleus Demonicus vicino a me attenua la tensione alla bocca del mio stomaco, come se da esso si irradiasse una qualche energia terapeutica. Il legame psionico che ho stabilito con l’arma benedetta è forte e stabile, sia ringraziato il Trono d’Oro.
Il pilota pronuncia qualcosa nel comunicatore del vano trasporto, le parole giungono disturbate, probabilmente a causa di un accumulo di energia statica dovuto alla saturazione di energia laser nell’aria attorno al nostro veicolo. Il Sergente Cassius si alza e fa cenno ai suoi compagni di prepararsi allo sbarco. Mi alzo e impugno il Malleus Demonicus, percependo immediatamente un flusso di energia psionica invadermi il corpo.
Un violento colpo fa sbandare il Testudo, le luci all’interno del vano cargo si spengono in una pioggia di scintille; dopo un lunghissimo istante di buio completo, si attiva l’illuminazione di emergenza, permeando l’angusto locale di una spettrale luce rossastra. Il pilota sta ancora parlando nel comunicatore, ma le sue parole sono del tutto incomprensibili.
Un secondo urto scuote il Testudo, facendomi barcollare. Il Sergente Cassius mi afferra prima che io possa cadere disteso sul pavimento metallico del vano di trasporto. Faccio per ringraziarlo, ma un altro colpo, violentissimo, raggiunge il mezzo corazzato su una fiancata; finisco a terra senza avere la possibilità di restare in equilibrio, i Terminator si appoggiano alle paratie per rimanere in piedi. Mi volto verso l’ipotetico punto di impatto e vedo un mare di scintille scaturire dalle celle di energia dei cannoni laser della fiancata destra. Grido a tutti di mettersi al riparo nel momento esatto in cui il sovraccumulo di tensione energetica genera un’esplosione all’interno del...

*** Registrazione neurale interrotta, soggetto privo di sensi. Registratore neurale in standby, periodo trascorso dallo spegnimento 0 minuti, 36 secondi***

Riapro gli occhi e tossisco per via di una densa coltre di fumo che ha pervaso l’abitacolo del Testudo. Ho il volto premuto contro qualcosa che reputo essere il pavimento del vano di carico. Le luci sono spente, la visibilità è scarsa, non vedo praticamente niente; l’esplosione ha squarciato gran parte della fiancata destra del mezzo corazzato, aprendo un largo varco verso l’esterno. Sento il sergente Cassius che ringhia brevi ordini ai suoi uomini, i quali si precipitano fuori dai rottami del veicolo e si dispongono in posizione tattica difensiva Delta 4. Mi alzo a fatica, i polmoni mi bruciano per il troppo fumo inspirato. A parte qualche piccola bruciatura, sto bene. Seguo il sergente Cassius fuori dal Testudo e avanzo nella costante oscurità di questo settore dimenticato dall’Imperatore.
A poche decine di metri dalla nostra posizione intravedo nel buio i responsabili della distruzione del nostro mezzo corazzato: terrificanti xenos della razza Tiranide, sottorazza Zoantropi. L’alveare ci ha mandato contro i suoi psionici migliori. Impreco a denti stretti mentre i Terminator aprono il fuoco dei loro requiem d’assalto a piena potenza. Il mio cannone psionico vomita proiettili intarsiati di iscrizioni rituali e pregni di energia warp: i repellenti xenos sussultano sotto il pesante volume di fuoco e lanciano grida stridenti nel momento in cui spirano.
L’area davanti a noi ora è libera, sforzando la mia vista potenziata individuo alla nostra sinistra una squadra tattica di Space Marines della Southern Legion che a passo di corsa sta raggiungendo uno degli obiettivi da presidiare indicato nella mappa strategica della missione: il rudere di un vecchio stabilimento industriale, al cui pian terreno è situato un accesso alla rete dei cunicoli sotterranei di servizio che corrono per chilometri lungo la cinta muraria del formicaio.
Un momento prima che gli uomini della Southern Legion giungano all’ingresso dei cunicoli brevi raffiche di laser e di proiettili spazzano l’interno del rudere, falciando alcuni Space Marines e costringendo i sopravvissuti a mettersi in copertura. Non vedo chi ha sparato, questo buio costante nasconde il nemico tra le ombre degli edifici in rovina posti all’esterno della mura della città.
Ciò che non posso vedere, però, lo posso udire. Qualcosa di pesante, di grosso, sta avanzando verso la nostra posizione, continuando a sparare e producendo un costante rumore di metallo scricchiolante. Lampi di luce balenano nella nostra direzione, mi getto a terra dietro ad un cumulo di pietre per evitare di essere vaporizzato sul posto. Siano dannati questi eretici e sia dannato questo buio. Non riesco a vedere il mio nemico, ed è abbastanza evidente che lui riesca a vedere me. La squadra di Terminator che mi accompagna apre il fuoco a piena potenza, sparando nella direzione da cui provengono i colpi nemici. Il rumore dei proiettili che rimbalzano contro il metallo mi fa capire che il nostro nemico deve essere un carro armato, forse un corazzato. Impugno saldamente il Malleus Daemonicus, quando si avvicinerà abbastanza lo farò a pezzi come una lattina di alluminio scadente.
Sbircio oltre la mia copertura, intravedo solo alcuni riflessi color rame, forse rosso scuro, e percepisco l’inconfondibile suono del metallo in movimento. Tonfi più o meno regolari nel terreno tradiscono l’avanzato del nostro nemico. Ma se è un corazzato a venirci addosso, come può un carro armato camminare? Cosa ci stanno mandando contro, per il Trono?
Il fuoco nemico è diminuito, forse i ruderi davanti a noi gli impediscono di individuarci. Mi alzo e mi muovo alla ricerca di una nuova copertura, avanzando verso l’ipotetica posizione del nemico. Lo sferragliare metallico è diventato insopportabile per il mio udito già martoriato dalla continue esplosioni che avvengono intorno alle mura del formicaio. Lo stridio del metallo è acutissimo, il buio è pressoché totale, avrei problemi a stabilire la posizione del nemico anche se ce lo avessi di fronte.
Una parete dei ruderi crolla poco avanti a me sulla destra. Riesco finalmente a scorgere ciò che stiamo affrontando: una zampa metallica, enorme, ha sbriciolato la sezione ovest dell’edifico principale dei ruderi vicino alla nostra posizione. Un istante più tardi, una chela artigliata, ancora più enorme, fa il suo ingresso nel mio campo visivo. Tra le sue tenaglie blasfeme intravedo il corpo, o ciò che ne resta, di uno degli Space Marines della Southern Legion che sta presidiando l’accesso ai cunicoli all’interno dei ruderi. Ora ho pienamente capito cosa stiamo fronteggiando. Uno Scorpione d’Ottone. Dai colori della sua corazzatura, se non vado errato, credo faccia parte delle schiere di Khorne, il Dio del Sangue. L’Imperatore mi perdoni e mi sorregga per aver solo pensato al nome di uno dei quattro Poteri Perniciosi.
Mi rendo conto che, senza la copertura dell’artiglieria pesante, il destino mio e della squadra Terminator che mi accompagna sia piuttosto segnato: le nostre armi possono ben poco contro una mostruosità di tal fatta. Ma che io sia dannato se arretrerò davanti alla nemesi della razza umana. Fermerò quest’abominio, l’Imperatore è con me.
Recito a squarciagola il catechismo imperiale della Preghiera del Guerriero in Battaglia, la mia voce scandisce ogni singola parola come un colpo di requiem. Il sergente Cassius si unisce a me nella preghiera, e così i suoi confratelli. La nostra carica verso il mostro metallico è accompagnata dalla Voce dell’Imperatore, il mio animo è sereno, il mio cuore è saldo. Così anche la mano che impugna il Malleus Daemonicus.
Apparsi dal nulla, innumerevoli traccianti rossi punteggiano la corazza dello Scorpione d’Ottone. Il loro movimento frenetico sembra disegnare antiche costellazioni scomparse di cui l’uomo non ha più memoria. Pochi istanti più tardi, pesanti colpi martellano la corazzatura del nemico. Lo Scorpione barcolla per gli urti di quegli impatti devastanti, due gambe metalliche cedono e si spezzano sotto il suo peso. L’abominio cerca di risollevarsi puntellandosi su una delle sue chele mostruose, ma un’altra bordata di quei tremendi colpi apre ulteriori squarci lungo tutta la corazza, causando piccole esplosioni a catena che rendono l’empia macchina nient’altro che un abbruttito rudere di metallo contorto.
Così come erano apparsi, i piccoli traccianti rossi scompaiono. Faccio appena in tempo a volgere lo sguardo verso la fonte di quelle sottili strisce luminose. L’origine è suoi bastioni di difesa del formicaio, riconosco anche la postazione di fuoco: le mani che hanno puntato quei traccianti e le armi che hanno annichilito lo Scorpione d’Ottone non sono umane. Sono Tau. Siano maledetti per avermi impedito di portare la vendetta dell’Imperatore contro un seguace dell’Arcinemico. E che sia maledetto anche io per averglielo permesso, avendo loro concesso di partecipare a questo scontro.
Un altro segnale del fatto che io mi trovi sulla via della dannazione.
Non devo pensarci, non ora. Terminata questa battaglia farò i conti con la mia coscienza, se sarò ancora vivo. Ma ora devo pensare a vincerla, questa battaglia.
La caduta dello Scorpione d’Ottone sembra aver fiaccato l’irruenza del nemico. I colpi diretti contro le postazioni imperiali si fanno più radi, il fuoco dei valorosi soldati della Guardia Imperiale e delle Compagnie Corazzate è più intenso, riesco persino a udire la voce di un Commissario, amplificata da un megafono potenziato, esortare le truppe a non concedere un secondo di tregua al nemico.
Il buio costante sembra affievolirsi, sostituito da una penombra elettrica che si fa via via sempre più tenue. Mi attesto assieme ai Terminator nelle vicinanze dei ruderi industriali, il sergente Cassius comunica con gli Space Marines della Southern Legion, immagino che i suoi ordini siano di consolidare la posizione presso l’accesso dei cunicoli sotterranei.
Dietro di noi, il Titano Imperator Vult cannoneggia senza pietà gli improvvisati bunker nemici, facendoli saltare in aria come petardi. La sua avanzata lenta e macchinosa è inesorabile: ad ogni passo guadagna ancor più gittata per le sue armi, che arrivano ormai a minacciare il quartier generale nemico. Ad un chilometro a est dalla nostra posizione, un altro Titano di Classe Warhound sta martellando le postazioni degli eretici, vaporizzando intere linee di corazzati nemici.
Il favore dell’Imperatore è con noi, le sorti della battaglia stanno volgendo a nostro favore. Qualche sparuto sciame Tiranide cerca vanamente di aggirare la nostra posizione. Gli auspex tattici ne individuano la presenza, il fuoco dei requiem ne cancella l’esistenza.
Un improvviso picco psionico mi attraversa il cervello come una lama rovente nel burro. Qualcosa sta cercando di crearsi un varco dal Warp, qualcosa di estremamente potente sta cercando di penetrare il tessuto del nostro universo. Ho le lacrime agli occhi, le tempie mi pulsano da impazzire, ma riesco ad individuare il luogo dove all’incirca di manifesterà la presenza demoniaca.
Un brivido freddo di puro orrore mi corre lungo la spina dorsale: il varco Warp si aprirà praticamente davanti alle gambe del Titano che tiene come un baluardo la sezione est delle mura di cinta. Cerco di contattare le Cannoniere Valkyrie con il mio comunicatore, invano. L’esplosione del Testudo ne ha bruciato i circuiti. Con un soffio di voce, ordino al sergente Cassius di trovare un trasporto, qualunque tipo di trasporto, per percorrere il più velocemente possibile il chilometro che ci distanzia dal Titano. Devo farmi trovare là, quando i demoni arriveranno. O il Titano sarà condannato.
Poco distante, il sergente Cassius individua un Chimera della Compagnia Corazzata che ha appena sbarcato le Guardie Imperiali che stava trasportando. Ci dirigiamo verso il mezzo corazzato a passo di corsa, la testa mi sembra un pallone che stia venendo gonfiato d’aria troppo e troppo in fretta. L’energia Warp nell’aria ormai è tangibile, anche chi non è dotato come me riesce ad avvertire che sta per accadere qualcosa.
Un altro coro psionico si unisce al precedente, per rafforzare l’evocazione dei demoni sul nostro piano della realtà. L’Imperatore ci protegga tutti, il portale si aprirà più rapidamente in questo modo. Costringo i muscoli delle gambe a dare il 110% per avvicinarmi più velocemente al Chimera. Siamo ormai a pochi passi dal carro armato, quando un’esplosione di luce multicolore squarcia la penombra e il tessuto della realtà: a pochi passi dal Titano, una contorta finestra di crepitante energia si apre collegando la pianura costellata di ruderi all’esterno del formicaio di Paenumbra I a un folle mondo demoniaco di cui, sia ringraziato l’Imperatore per questo, non saprò mai il nome.
Mostri da incubo si riversano sul campo di battaglia, enormi Demoni Maggiori fanno irruzione nell’universo materiale urlando tutto il loro odio per le creature viventi. Soffoco a stento un conato di vomito, riesco a percepire il loro rancore, la loro volontà empia e la loro inesauribile fame di anime. Solo grazie al mio addestramento da Inquisitore resisto a tutto questo. Molte Guardie Imperiali e molti Eldar, schierati all’esterno dei bastioni difensivi, non hanno la mia stessa fortuna: alcuni scappano via terrorizzati, altri si strappano capelli e occhi, altri ancora rivolgono contro se stessi le loro armi e fanno fuoco.
La situazione sta precipitando. Le linee di difesa si fratumano davanti all’avanzata dei demoni, il Titano concentra su di essi il fuoco delle sue possenti armi, ma la stretta distanza impedisce al Princep di prendere una mira accurata. Posso solo rimanere immobile a fissare i Demoni Maggiori che, come un branco di iene fameliche contro un leone solitario, si avventano sul Titano.
Pochi istanti, alcune esplosioni di bassa intensità, e il Titano dapprima crolla su un ginocchio, poi si schianta a terra sollevando una densa coltre di polvere. Anche se abbattuto, riesce a fare fuoco con un’arma, creando un vasto cratere laddove prima si trovava un gruppo di demoni. L’ultimo ruggito di un leone morente. Ricaccio indietro a fatica una lacrima. Veder cadere un Titano è una di quelle scene alla quale un devoto seguace dell’Imperatore non vorrebbe e non dovrebbe mai assistere.
Un coro di cannonate è la risposta dell’Imperium a quest’oltraggio. Il Colonello scatena tutti i suoi corazzati contro i demoni responsabili della caduta del Deus Machina, mentre una colonna di Space Marines dei Templari Neri piomba da est sul luogo di apertura del portale Warp. I demoni sembrano arretrare, l’irruenza della reazione imperiale li ha ricacciati indietro.
Il sergente Cassius si volta verso di me, in attesa di ordini. Non ha più senso spostarci, la minaccia demoniaca è stata respinta dai bastioni orientali, anche se a carissimo prezzo. Sto per comunicargli le nostre prossime mosse, quando sopra la nostra testa sfreccia un velivolo a bassissima quota. La carica elettrostatica rilasciata dai motori gravitazionali mi fa drizzare i capelli in testa. Non riesco a vedere cosa ci ha sorvolato, ma riesco a vedere il punto in cui è atterrato. Alle spalle del Titano Imperator Vult.
Il terrore della consapevolezza mi paralizza. Vogliono abbattere anche l’altro Titano. La nostra avanzata tattica è stata un suicidio, abbiamo lasciato indifese le nostre armi più potenti. E il nemico ne sta approfittando. Il sergente Cassius e un altro confratello Terminator mi affiancano, consapevoli anche loro del disastro che sta per piombare su di noi. A neanche un centinaio di metri da noi.
Piccole esplosioni cominciano a punteggiare il carapace del Titano, archi di energia danzano sulla sua struttura antica di millenni. L’accumulo di tensione raggiunge il nucleo centrale del Deus Machina. Tutto sembra fermarsi, gli archi di energia svaniscono, come se volessero nascondersi da ciò che sta per accadere. Una sfera di luce bianca, luminosissima, avvolge il Titano Imperator Vult. Alzo una mano per proteggermi il volto. Che gesto futile. Prima di chiudere gli occhi, intravedo il confratello Lucius interporsi tra me e il Titano, in un disperato tentativo di proteggere la mia persona. Che gesto futile. Sento le vibrazioni dell’onda d’urto percuotere il terreno prima ancora che ci abbiano raggiunto. Rivolgo una breve preghiera all’Imperatore. Ho fallito…

*** Registrazione neurale interrotta, soggetto privo di sensi. Registratore neurale in standby, periodo trascorso dallo spegnimento 2 minuti, 18 secondi***

Apro gli occhi. Davanti a me vedo solo piccole macchie nere e rosse che turbinano nel mio campo visivo. Se questo è l’inferno, mi aspettavo decisamente di peggio. Mi rendo conto con qualche secondo di ritardo che non sono morto, e che ciò che vedo è causato dal trauma subito dalle mie retine. Sono a terra, prono, il cannone psionico giace a poca distanza da me. Il Malleus Daemonicus è, invece, ancora strettamente nel mio pugno. Con uno sforzo enorme cerco di sollevarmi, ma ricado subito nella polvere. Il solo fatto che io sia vivo è un miracolo, non posso pretendere di riuscire anche ad alzarmi semplicemente sollevandomi. Ogni singola cellula del mio corpo mi fa male. E chiede pietà. Io non concedo pietà ai miei nemici, e non posso permettermi di concederla a me stesso.
Facendo appello a tutta la mia volontà, riesco a puntellarmi su un ginocchio e sul Malleus Daemonicus. Riesco finalmente a vedere ciò che mi circonda. Intorno a me, il sergente Cassius e i Terminator sono disposti a cerchio in posizione difensiva. Mi rendo conto di essere al centro del loro cerchio. Di fronte a me, a meno di un passo di distanza, c’è il confratello Lucius. E’ voltato verso di me, le ginocchia flesse, le braccia allargate e il corpo leggermente chinato in avanti. Comprendo già dal primo sguardo che è morto. Morto per difendermi, è stata questa la sua intenzione, ancor prima dell’esplosione. Mi alzo in piedi in quello che sembra un secolo e avanzo di qualche passo superando il corpo del confratello Lucius. Nella sua schiena, come orrende ali di metallo contorto, sono infilzati diversi frammenti di chissà quale parte del Titano.
Non indugio oltre su di lui, il mio sguardo vaga in direzione del luogo dell’esplosione. Là dove prima si ergeva orgoglioso il Deus Machina Imperator Vult ora c’è soltanto un cratere e una distesa di polvere. Dei bastioni occidentali delle mura di cinta del formicaio rimane solo lo scheletro della struttura: le balconate, le postazioni di fuoco, le torri e tutti gli uomini che ci erano sopra semplicemente non esistono più. Vaporizzati dall’esplosione atomica.
Mi chiedo come è possibile che io sia sopravvissuto. I Terminator, a parte lo sfortunato confratello Lucius, che l’Imperatore possa accoglierlo nel suo abbraccio eterno, hanno una resistentissima armatura a proteggerli. Io no. Io ho solo un campo di forza, un’armatura che a fatica ferma un proiettile di requiem e la mia fede nell’Imperatore. Una nuova consapevolezza si impadronisce del mio animo. Non sono qui per morire, non oggi. Sono qui per vincere questa battaglia, per respingere i nemici dell’Imperium, a qualsiasi costo.
La fede nell’Imperatore è la mia armatura più resistente. E la mia fede, ora, è più forte che mai.
Osservo ancora la distesa di polvere che si stende a ovest del formicaio e individuo i responsabili di tutto. Tre figure si muovono nella polvere del cratere, lentamente. Sembrano enormi insetti verdastri con marchiato addosso il simbolo della stella a otto punte. Traditori. Eretici. Empi. Balsfemi. E tra poco, cadaveri.
Cerco con lo sguardo il sergente Cassius: è accanto a me, immobile. Sta fissando i Terminator del Chaos. Con gesti lenti, si leva l’elmo potenziato e lo lascia cadere ai suoi piedi. Mi guarda e fa un breve cenno con il capo. Devozione e obbedienza totale, questo è ciò che esprimono i suoi occhi. Non mi serve altro, non posso chiedere altro.
Oltre il Terminator al mio fianco scorgo ciò che sta accadendo davanti alle possenti porte blindate di ceramite dell’ingresso del formicaio: vedo il sergente Kayn Molossian dei Cavalleggeri di Krieg guidare una carica al galoppo. Una scena comune sui campi di battaglia di decine di migliaia di anni fa. Con uno slancio degno di una ballata epica lui e i suoi uomini travolgono un gruppo di Terminator devoti a Khorne, falciandoli come spighe di grano. Sopra di loro, le due cannoniere Valkyrie fanno il loro ingresso in campo scatenando bordate laser contro uno sciame Tiranide asserragliato in un edificio. Davanti a loro, il possente Capitano dei Templari Neri si lancia in un carica solitaria contro un Signore del Mutamento.
Non ho tempo per fare lo spettatore. L’Imperatore esige vendetta. Lo spirito macchina del Titano Imperator Vult esige vendetta. Le anime del Princep e dei Moderatus che lo governavano esigono vendetta. Le vite dei soldati spazzati via dall’esplosione esigono vendetta. L’eroico sacrificio del confratello Lucius esige vendetta. Il mio animo esige vendetta.
Non raccolgo il cannone psionico, è ormai inutilizzabile. Serro a due mani il Malleus Daemonicus e mi lancio in una sfrenata corsa contro il Terminator del Chaos, seguito a ruota dal sergente Cassius e dai suoi uomini. I traditori aprono il fuoco, proiettili requiem sibilano contro di noi in un vano tentativo di arrestare la nostra avanzata. Non mi curo minimamente della mia incolumità, carico gridando a squarciagola sollevando il martello oltre la spalla destra.
Il primo colpo raggiunge un nemico in piena testa. L’energia psionica racchiusa nella mia arma si scatena al momento dell’impatto, polverizzando il cranio di quell’empio eretico. Senza fermarmi, porto un colpo al secondo Terminator del Chaos centrandolo in pieno sulla piastra pettorale, laddove tempo prima, non si sa quanto ormai, era scolpita fiera un’Aquila Imperiale. Nel colpo incanalo tutta la mia energia psionica e tutto il mio furore. La violenza dell’impato scaraventa il mio avversario indietro di due metri, facendolo schiantare al suolo. La piastra pettorale sfondata, la cassa toracica sfondata, gli organi interni, o qualunque altra schifezza possa avere dentro il corpo, sfondati.
Con un grido belluino mi volto verso il terzo ed ultimo nemico. Troppo tardi, il sergente Cassius lo ha già trapassato da parte a parte con la sua spada potenziata. Prima di estrarre la spada lo fissa intensamente. Il suo sguardo dovrebbe essere quello di un fratello che incontra un fratello, invece è uno sguardo carico di un odio millenario.
La vendetta è compiuta, la mia ira si placa per un attimo. Osservo nuovamente il campo di battaglia: i corazzati della Guardia Imperiale stanno facendo fuoco a volontà, esplosioni si susseguono lungo tutta la linea del fronte nemico. Le cannoniere Valkyrie vengono abbattute una dopo l’altra, ma non prima di aver scaricato le truppe al loro interno in posizioni strategiche. I Cavalleggeri di Krieg si lanciano in un’altra carica in appoggio al Capitano dei Templari Neri in lotta contro il Signore del Mutamento. Vedere il Demone Maggiore crollare al suolo e venire calpestato dagli zoccoli dei cavalli è una conferma che la battaglia è nostra. Altre conferme provengono dalle retrovie nemiche, da dove non provengono più litanie blasfeme, bensì vecchie saghe di Fenris cantate a squarciagola. Il nemico non spara più, tranne qualche raffica sparuta, segno che i Lupi Siderali hanno consolidato una testa di ponte in pieno schieramento nemico.
I soldati sui bastioni escono dal cancello blindato del formicaio per consolidare e creare un nuovo perimetro difensivo. I pochi nemici all’interno della nuova linea di difesa vengono velocemente neutralizzati.
Seguito dal sergente Cassius e dai restanti confratelli Terminator mi avvio verso il centro del campo di battaglia, dove si stanno riunendo gli ufficiali dei vari distaccamenti imperiali che hanno partecipato al conflitto. La camminata è lunga, l’adrenalina che finora mi ha tenuto in piedi sta lentamente e inesorabilmente scemando, sento le gambe che tra poco non saranno più in grado di sorreggermi. Mantenendo una parvenza di dignità inquisitoriale, partecipo al briefing post-battaglia assieme agli uomini valorosi che hanno impedito la caduta di Paenumbra I.
Sopra le nostre teste, un rombo potente e familiare giunge direttamente dalla stratosfera. Una cannoniera Thunderhawk nera come la notte con grosse I come insegne sulle fiancate atterra ad un centinaio di metri dal nostro gruppo: dal portellone scende il Confratello Capitano Artemis della Guarnigione della Morte, mio insostituibile compagno d’armi. Subito si rammarica di non aver potuto partecipare allo scontro. Alla notizia della caduta di due Titani, un velo di tristezza infinita attraversa i suoi occhi azzurro ghiaccio.
Affido la delega per le decisioni del riposizionamento truppe al sergente Cassius e al sergente Kayn Molossian, loro mi rappresenteranno qui d’ora in avanti. Hanno meritato ampiamente questo onore.
La mia presenza è richiesta ora nella capitale Aurelia Primos, presso il consiglio di guerra del Governatore Planetario Marcus Sarus Navarre: devo riferire dell’esito dello scontro e delle perdite subite.
Accompagnato dal Capitano Artemis, salgo a bordo della Thunderhawk. Mi accomodo su un sedile dietro alla cabina di guida e ripenso allo scontro che si è appena concluso. Due Titani persi, due colossi della guerra che hanno combattuto ai tempi in cui l’Imperatore conquistava e liberava pianeti distrutti, uno completamente esploso. Questa perdita vale veramente la libertà di un formicaio? L’Imperium vanta un milione di mondi, e la maggior parte dei mondi decine di formicai. Mentre il numero dei Titani rimasti a combattere nel nome dell’Imperatore è veramente esiguo.
Logicamente il mio pensiero è corretto, per un Inquisitore è un pensiero e una preoccupazione più che fondata, ma mi chiedo se è veramente un mio pensiero, o solo un risultato dell’indottrinamento che ho subito per decadi.
Ora basta, questa speculazione futile e ai limiti dell’eresia sta mettendo alla prova il mio sistema nervoso, già abbastanza provato di per sé. Appoggio ad una paratia il Malleus Daemonicus, la sua energia è più tenue, come se fosse consapevole che la battaglia è finita e che è giunto il tempo di riposarsi. Seguo il suo esempio e mi appoggio allo schienale. Chiudo gli occhi.

*** Registrazione neurale interrotta manualmente. Registratore neurale in standby, periodo trascorso dallo spegnimento 5 ore, 37 minuti, 50 secondi ***

Sono nel mio studio, seduto alla mia scrivania. Davanti ai miei occhi, diverse carte e mappe tattiche dei settori di Faaris IV. Documenti di spiegamenti logistici e di attestamenti truppe. Report di scontri e innumerevoli d-pad con comunicazioni, ordini, lamentele.
Al di là della scrivania, la mia Interrogator Allysin Ferrux è in piedi in silenzio, in attesa di mie eventuali richieste. Un accenno di sorriso smuove la linea delle mie labbra: ricordo ancora come se fosse ieri l’anno di silenzio forzato che ho dovuto trascorrere come parte del mio apprendistato da Interrogator presso il mio mentore. Rivedermi nella mia Interrogator mi fa pensare a quanti anni ho passato al servizio dell’Imperatore.
Un rumore sommesso mi distrae e mi distoglie dalle mie rievocazioni. Qualcuno sta bussando alla porta del mio studio. Senza attendere, la mia Interrogator si dirige verso l’ingresso e apre. Un soldato dall’aria stanca e dall’uniforme segnata consegna un d-pad e guardando nella mia direzione fa un segno di saluto, dopodiché si volta e si allontana.
La mia Interrogator chiude la porta e si avvicina alla scrivania, porgendomi il d-pad. Lo accendo e constato che la firma di riconoscimento del mittente è del sergente Cassius, controfirmata da quella del sergente Molossian. Leggo velocemente il contenuto del d-pad. Con occhi increduli, lo rileggo, sperando di essermi sbagliato.
Il mio pugno cala violentemente contro il piano della scrivania, facendo schizzare ovunque d-pad, penne ottiche e carte varie. La mia Interrogator mi guarda con aria perplessa, ma non muove un muscolo in attesa che io dica qualcosa. Ma io non dico niente. Mi limito a rileggere, per la terza volta, la missiva schematica del sergente Cassius.
“Milord Inquisitore, come da vostri ordini io e il sergente Molossian abbiamo rappresentato la vostra persona presso il consiglio di guerra tenutosi dopo la battaglia presso il centro comando allestito fuori dalle mura del formicaio di Paenumbra I. E’ stato deciso che la Guardia Imperiale e la Forza di Difesa Planetaria ricostituisse le trincee difensive attorno alle mura e che presidiasse il formicaio dall’interno. I Templari Neri avrebbero dovuto, insieme ai Lupi Siderali, rastrellare la zona di schieramento nemico per poi attestarsi al di fuori delle mura, mentre i Lupi Siderali avrebbero potuto poi ritirarsi per raggiungere altri fronti di battaglia. Non è stato possibile effettuare tutto ciò che ho appena descritto. Gli alleati Eldar che hanno combattuto al nostro fianco durante il consiglio di guerra si sono rintanati all’interno delle mura del formicaio, facendo prigionieri i pochi umani rimasti sui bastioni. Al momento di rientrare all’interno del formicaio, ci siamo trovati le loro armi puntate addosso. Con un comunicato hanno riferito che la città è ora in mano loro, e che ci avrebbero permesso di allontanarci se non avessimo tentato un assalto. Vista la situazione, gli ufficiali riuniti hanno optato per la ritirata. Voglio sottolineare che sia io che il sergente Molossian ci siamo opposti a questa decisione. Dei Tau non ho niente da riferire, anche se ritengo che siano all’interno della città e che siano d’accordo con gli Eldar. Mi scuso per essere latore di cattive notizie. I miei omaggi Milord, l’Imperatore protegge.”
- Sergente Veterano Cassius, Capitolo della Southern Legion
- Sergente Kayn Molossian, VIII Reggimento Squadroni della Morte di Krieg
Porgo il d-pad alla mia Interrogator, senza dire una parola. Lei lo legge e sgrana gli occhi, per poi fissarmi, in attesa che io con qualche trovata geniale possa riconquistare un formicaio schioccando le dita. Non ne sono in grado. Che l’Imperatore mi perdoni, ho condannato io Paenumbra I e i suoi abitanti. Io ho permesso che quei luridi xenos traditori entrassero in città, dovevo aspettarmi una cosa del genere. La mia negligenza è costata all’Imperium un formicaio, due Titani e qualche migliaio di morti. Ho perso il conto dei passi con ho percorso oggi sulla via della dannazione. Ma ora non è questa la cosa che più conta. La cosa più importante è che Paenumbra I è caduto. E che io ho fallito.

*** Registrazione neurale interrotta manualmente. Registratore neurale offline ***


2 commenti:

Anonimo ha detto...

HAHA! Bellissima la foto della reazione dei 'pazzi' alla notizia dell'esplosione del Titano...

XD

Latronico

Paolo Bertoncini ha detto...

grande partita, splendidi giocatori!